Il pezzo è mio e me lo gestisco io (ossia L’inutil precauzione)

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Ha un bell’avvertire Alberto Mattioli nel convegno milanese sulla critica

www.circuitomusica.it/articles/21551/il-…

(vedi la nostra sintesi video ivi), che se scrivi un pezzo di 8 pagine (1 pagina=1800 battute spazi inclusi) sul Web non lo legge nessuno manco se sei Eduard Hanslick e che il limite o la media massima dovrebbe essere di 30-60 righe.
Lo confortavano in quella occasione tanto Carla Moreni, ma soprattutto Aldo Lastella (“Il Web ha un grosso limite: dopo 30 righe non ti legge più nessuno”) e il trentenne freelance Mattia L. Palma, quest’ultimo puntiglioso nell’additare (e bacchettare) “recensioni” in stile programma di sala (stampato) di oltre 10.000 battute (pura follia sul Web, dice), il lessico “altisonante” e d’accordo con Mattioli la tendenza al racconto della trama e le “ovvietà” risapute. Un po’ di matematica e tre esempi freschissimi sono indicativi e curiosi, relativi all’immediatamente raccolto trionfo scaligero de “La città morta” (in linea con l’esortazione di “subito uscire” col pezzo, dichiarata dai suddetti illustri nomi).

Il virtuoso oltre che rifinito è (naturalmente?) Mattioli che sul Web batte 1.881 caratteri, per 31 righe ergo una pagina ed una manciata di lettere, senza racconto trama e risapute cose: perlomeno coerente.
Mattia L. Palma sembra predicare bene ma razzolare meno bene (benino), visto che il suo libero pezzo del Web è di 3.975 cioè 67 righe e circa 2 pagine e un po’, e di trama ne dice dopotutto. Il suo pezzo ha pure un “distico”!
Da parte sua il critico ufficiale su “Operaclick” non si cura dell’hanslickiano mònito di Mattioli e fa un botto di 13.468 battute, pari a 228 righe e quasi toccando le fatidiche otto pagine, ovviamente con riferimenti di sinossi inclusi: secondo Mattioli nessuno avrebbe letto l’articolo, forse il capo-redattore e compagni di cordata (Eduard non lo sappiamo).

Naturalmente siamo d’accordo che è il contenuto la cosa importante e da salvaguardare, meglio-molto meglio però-se con l’abile sintesi alla Fedele D’Amico e dei suoi “micro-saggi” presenti nelle proprie recensioni “qualsiasi” e comuni. Quasi “banali”.

Resta poi sempre l’opzione Paolo Isotta, che “non leggendo mai le critiche degli altri” risolve ogni problema, a se stesso e al mondo. E sempre la vanità di dire o non dire, lungamente o sinteticamente.

[Il testo sopra è di 2.634 battute, 44 righe ca. ossia 1 pagina + 14 righe]

Date May 31, 2019